IL MITO DI SAN MARCO

Il frontone della Scuola con la statua di san Marco.

Entrare nella Scuola Grande di San Marco significa attraversare una soglia dove Venezia smette di essere solo una città e diventa racconto, mito, visione. Qui la storia di san Marco evangelista, patrono della Serenissima, prende forma non solo nei dipinti, ma nell’architettura stessa dell’edificio, che sembra fatta apposta per stupire, coinvolgere, convincere.

La Scuola Grande di San Marco.
La colonna del protiro finemente decorata.

Fondata nel XIII secolo e ricostruita nel Quattrocento, la Scuola non era una semplice confraternita: era un’istituzione potente, desiderosa di affermare il proprio prestigio. E lo fa raccontando il mito di san Marco, un santo che a Venezia non è mai solo religioso, ma profondamente politico e identitario. Nei grandi cicli pittorici, soprattutto quelli di Tintoretto e dei suoi collaboratori, il santo appare come protettore, taumaturgo, presenza viva nella quotidianità dei veneziani. I miracoli narrati non sono lontani nel tempo o nello spazio: accadono tra calli, piazze e porti familiari, rendendo sacra la città stessa.

La Cappella della Sala Capitolare.

La leggenda racconta che Marco, durante uno dei suoi viaggi di evangelizzazione, stesse attraversando la laguna veneziana. Era notte, il cielo basso, l’acqua inquieta. All’improvviso una tempesta violenta lo costrinse a fermarsi su un piccolo isolotto. Stanco e scoraggiato, il santo si addormentò.

Nel sonno, gli apparve un angelo che gli disse parole destinate a diventare immortali:
“Pax tibi, Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum.”
Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo.

In quel momento Venezia non esisteva ancora, almeno non come la conosciamo oggi. Ma quella frase fu interpretata come una profezia: un giorno, proprio lì, sarebbe sorta una grande città, e San Marco ne sarebbe diventato il protettore.

“Il sogno di san Marco” di Domenico Tintoretto.

Ma il racconto non si ferma alle immagini. L’architettura della Scuola Grande di San Marco è parte integrante di questa narrazione. La facciata, iniziata nel 1489 da Pietro Lombardo e Antonio Buora e completata dall’intervento di Mauro Codussi a partire dal 1490, è un capolavoro di marmo policromo, prospettive illusionistiche e decorazioni raffinatissime. Non è piatta, non è statica: sembra muoversi, aprirsi, invitare lo sguardo a entrare. È un’architettura che dialoga con chi passa, che afferma potenza e bellezza senza bisogno di parole.

Particolare dell’arco d’ingresso.

All’interno, gli spazi sono ampi, solenni, pensati per accogliere cerimonie, processioni, incontri. Qui arte e architettura lavorano insieme per costruire un messaggio chiaro: Venezia è sotto la protezione di san Marco, e questa protezione è visibile, tangibile, magnificamente rappresentata.

Visitare oggi la Scuola Grande di San Marco, accanto all’attuale Ospedale Civile, significa riscoprire uno dei luoghi in cui Venezia ha raccontato sé stessa con più ambizione. Un luogo dove il mito del santo e l’ingegno umano si fondono, dando vita a una delle architetture più straordinarie della città, non solo da guardare, ma da ascoltare, come un racconto che continua nel tempo.

Il “Portego delle Colonne”.
Particolare del Museo della Medicina allestito all’interno.
La cornice lapidea che introduce alla Sala dell’Albergo.
“La predica di san Marco” nella Sala dell’Albergo.

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